L’oscurità e le pietre nere

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Da piccola andavo in un luogo che chiamavamo la pietra nera, io e una mia amica del cuore. Era un luogo magico, lì si faceva il gioco della verità, ci si raccontava storie fantastiche come se fossero state vere e si parlava con le piante e con gli animali.
A scuola in primavera ci facevano disegnare le rondini, quella loro silhouette nera proiettata verso il cielo mi faceva stare bene, mi diceva che ora potevo respirare, era arrivato il momento dell’anno in cui potevo aprire le narici e assorbire a pieni polmoni il profumo dei fiori…. tutti insieme creavano la sinfonia inebriante del risveglio. Ed io mi sentivo vibrare, il cuore che batteva come quando si è innamorati, anche se dell’amore erotico non sapevo ancora nulla. E quell’invaghimento infantile, quel turbamento fatto di profumi e effluvi umidi di sole tiepido, hanno accompagnato la mia infanzia. Un’infanzia di verde e tanti colori, ma anche di neri, scuri e affascinanti nelle ombre degli alberi, nelle notti estive dove pullulavano le lucciole…. il nero per me è sempre stato splendente. Non ho mai pensato al buio come a qualcosa di vuoto,anzi … quelle notti d’inverno rintanata nel mio letto, con il bosco fuori, mi hanno cullata a lungo; le sere d’autunno, giocando tra gli alberi mentre le foglie cadevano fluttuanti e il crepuscolo avanzava … mi sembravano più luminose di ogni altro giorno d’estate. Ho sempre amato il nero, colmo di vita ancora da scoprire, di magica luce da coltivare.
Ora da adulta, ritrovo volentieri quella magia di bambina nei cristalli neri: tormalina, onice, ossidiana, basalto, ematite … le loro proprietà legate al primo centro energetico delle nostre radici ci mettono in contatto con il nostro senso di appartenenza e con i nostri antenati; sento un’importanza fondamentale in questo, la loro sapienza, i loro talenti, la loro ricchezza spirituale è un tesoro per me. Ed è attraverso queste pietre che ancora una volta, così come da bambina, ricerco la mia verità; e così vado in cerca degli antenati arcaici, coloro che sono divenuti Dei, coloro che hanno posseduto l’Arte dell’Incanto della Vita.

Onice: adatta per raggiungere gli obbiettivi e per entrare in contatto con gli altri ad un livello profondo in modo silenzioso. Può servire anche per proteggersi, è come se rendesse invisibile il nostro nucleo più intimo.

Ematite: stimola la mente e riequilibra le energie, è una pietra protettiva perché favorisce fortemente il radicamento. La uso quando mi sento sopraffatta da un attacco di ansia e quando mi sento stanca. Mantiene un contatto saldo con la realtà e nei viaggi durante i Sabba serve da ancora per tornare indietro.

Tormalina nera: uso questa pietra per purificarmi da energie pesanti, soprattutto quando qualcosa mi fa soffrire o quando mi occupo di persone che stanno male. Infatti libera i campi energetici e fa in modo che l’energia fluisca nel modo giusto. Ha inoltre il pregio di abbattere le barriere protettive che a volte impediscono una crescita personale armonica.

Ossidiana nera, oro e argento: la mia preferita! Ha la capacità di radicare nel presente e nel passato, nel mondo ordinario e non ordinario. Uso quella oro e argento quando desidero entrare in contatto con gli spiriti e quando sento il bisogno di ricevere messaggi importanti in sogno. Mentre l’ossidiana nera ha un uso segreto, che solitamente non rivelo con facilità.

 

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Due Streghe su Radio Number One

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Venerdì 15 febbraio io e un mia amica, Lisa Catola (www.spiritodellanatura.it)  abbiamo partecipato ad una trasmissione radiofonica su Radio Nember One. Perché due Streghe dovrebbero andare in Radio? Io credo che ad oggi sia importante per chi si occupa di magia e stregoneria fare informazione su quello che si è e che si sta facendo. La nostra cultura è intrisa di idee distorte da un passato tragico legato all’immagine della Strega, che si era affermata già nel mondo romano e che poi venne definitivamente penalizzata dalle vicende ad opera dell’Inquisizione.

E’ importante riabilitare la figura della Strega, che in passato ha avuto un ruolo sociale importante sia nella cura delle persone che nella nascita dei bambini. Le Streghe erano esperte nell’uso delle erbe e facevano le levatrici; sapevano inoltre leggere oltre le apparenze della vita materiale e dare quindi validi consigli. Questo perché avevano conoscenza della vita e di come funziona il mondo, grazie anche alla loro relazione con il mondo degli spiriti, divini e degli antenati.

Che cosa vuol dire oggi praticare stregoneria? E perché?

Un tempo ci è appartenuta una tradizione che nacque nella nostra terra e con essa risuona. La relazione con la terra in cui viviamo è importante perché ci dona armonia e benessere. Questa relazione ha in sé un senso del sacro, che noi possiamo ritrovare percorrendo le antiche vie dei nostri antenati arcaici. Mettendoci su questo sentiero, saranno loro a guidarci.

Per praticare occorre studiare molto e non tutti hanno tempo e voglia di farlo; e dunque ci sono persone che lo fanno e che si adoperano per riferire ciò che hanno compreso nei loro studi. Anche per questo io e Lisa abbiamo voluto parlare in una Radio così diffusa, per fare informazione su un argomento così spesso evitato o addirittura dispregiato e far sapere alle persone che noi da anni siamo seriamente impegnate in queste ricerche e che abbiamo a cuore la loro divulgazione.

E così, per chi ci avesse ascoltato in quell’occasione, e anche per chi non avesse avuto la possibilità, se volete contattare me Elena Fornari, in Arte magica Ellis The Violet, sapete dove scrivermi (cioè nella pagina dei contatti su questo sito); se volete contattare Lisa Catola potete farlo sul suo sito http://www.spiritodellanatura.it

Contattandoci, scoprirete il nostro modo di comunicare l’Arte magica di stare in contatto con le tradizioni della nostra terra e con la natura.

Seguiteci!

Iris, perla d’inverno

Eccolo qua, da alcuni giorni nel mio giardino è spuntato l’Iris. Come ogni anno con la luna nuova di gennaio l’Iris produce i suoi boccioli. La dea Diana Strenua Satìa e il dio Giano Saturno non mancano di lasciarci ancora i loro doni e gli spiriti di Madre Natura ci ricordano che nulla muore, ma tutto si trasforma per rinascere.

Nel linguaggio dei fiori il significato dell’Iris è legato all’esaltazione d’Amore, di qualsiasi colore sia l’Iris è considerato comunque annunciatore di novità e di auguri.

Nell’antico Egitto questo fiore era coltivato per ricavare una polvere curativa e magica. Nel tempio di Amon a Tebe, dedicato al faraone Tuthmosis I, si possono ancora vedere delle incisioni raffiguranti fiori di Iris.

Nell’antica Grecia Iris eirisra il nome della dea che accompagnava le donne nel regno dei morti, cosi come faceva Ermes per gli uomini.

E’ un fiore che attecchisce molto bene nelle verdi colline toscane, se ne trovano di vari colori un po’ dovunque, dai più comuni giallo e bianco a colori sofisticati come il rosa oppure il rosso ed il viola.

La radice di Iris viene usata in magia nella preparazione di incensi, i Geni e gli Spiriti di Natura, le Fate, lo gradiscono molto. Le vibrazioni emesse dagli incensi che lo contengono favoriscono la relazione amorevole con il divino e potenziano l’effetto propiziatorio dei rituali magici e degli Incanti in essi praticati. Questa pianta esprime forza e dona protezione, è un fiore che sbuca dal buio del’inverno ed porta con sé dunque un’energia di tenacia e potenza.

Filastrocca magica della Calenda di Gennaio

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Luna a barchetta tu mi porti in fretta in fretta,

che passo la soglia e il filo si sbroglia.

Jana Lucina con Fauno bifronte sospingi il tempo innanzi perché tutto avanzi.

Che il bene mi porti, nel corpo e nelle sorti

e in amore e in armonia la Vecchia lasci i doni e se ne voli via.

 

Ricevuta durante il rito di Capodanno, all’alba del primo di gennaio, in onore della Diana Lucina Strenua Mania della Notte.

Diana Strenua, le Strenne e le origini della Befana

befana con teschioIl 21 dicembre il sole ricomincia la sua risalita verso la luce, le giornate iniziano lentamente ad allungare. Si celebra quindi la rinascita del sole.  Questo giorno era compreso nel periodo dei saturnali, che terminavano il 23 dicembre con i Larentalia, celebrazione dei Lari gli antenati così chiamati dagli etruschi. Quando Numa pompilio aggiunse nel calendario i mesi di gennaio e febbraio,alle none di gennaio, il 6, si iniziò a celebrare gli antenati arcaici con la celebrazione dei Compitalia. Questa festa è diventata poi la Befana. I Compitalia precedentemente erano celebrati il 2 di gennaio, in onore della dea etrusca Mania, dea dei morti, intesa come madre degli antenati, i Lari. Si facevano offerte di dolci a base di miele presso i templi situati sui crocicchi. Ce lo riportano Dionigi di Alicarnasso, Ambrogio Teodosio Macrobio e Tito Pomponio Attico.

Tornando ai Saturnalia, questi si protraevano fino al 23. Queste celebrazioni erano il fulcro del mese di dicembre e onoravano l’antica età dell’oro e il dio Saturno, dio delle origini e dio dei seminati, accolto da Giano già signore del Gianicolo. Saturno avrebbe infatti regnato su tutto il creato nella mitica età dell’oro, quando la primavera era perpetua, vi era abbondanza di ogni frutto della terra e uomini e dei vivevano insieme e non v’era necessità di lavorare né distinzioni sociali. Stiamo parlando dell’epoca in cui l’uomo sviluppò le prime forme di agricoltura, epoca neolitica. Il nome del dio è da connettere con la radice indoeuropea sat-‘, da cui derivano le parole latine satis e satur, che indicano appunto pienezza, abbondanza, ricchezza, soddisfazione. Era colui che inventò le orge, appunto perché divinità dell’abbondanza. Egli rappresentava anche la ciclicità della natura. Nel periodo dei Saturnalia si annullavano le differenze sociali che venivano talvolta addirittura sovvertite; era come ritornare al caos primordiale prima della nascita della cose. Spesso festeggiamenti che avvenivano con banchetti e brindisi, finivano in orge. In questo periodo si faceva anche la Strenna occasioni conviviali in cui ci si scambiavano i dono dette strenne.

Strenua era un’antica divinità italica preromana, sabina e forse anche etrusca. Era la dea della salute, della forza e del benessere fisico, la parola “strenuo” significa per l’appunto tenace, che non potevano essere disgiunti dalla fertilità dei campi e dall’abbondanza dei frutti della Natura. A Strenua era dedicato un bosco sacro e, presso i Sabini, era segno di amicizia e di buon augurio regalare un mazzo di rami tagliati in questo bosco. Si dice che un tale mazzo fosse stato regalato a Romolo dai primi cittadini romani, subito dopo la fondazione di Roma. Il suo culto si celebrava nell’antica Roma dove c’era un santuario a lei dedicato.Veniva festeggiata nei giorni a cavallo fra l’anno vecchio e l’anno nuovo e, nella ricorrenza, i Romani si scambiavano doni, inizialmente i rami del bosco sacro, poi vari ramoscelli accompagnati poi da frutti o altri doni più preziosi, erano le strenne, che dalla dea Strenua hanno tratto il nome e che si sono perpetuate fino ai nostri giorni.

Col tempo STRENUA di identificò con la SALUS PUBLICA, nonché con la SALUS AUGUSTI e, come tale, effigiata sulle monete.

Ma in campagna, nei villaggi (pagus), la dea Strenua fu sempre venerata come dea dell’abbondanza dei frutti della terra, mantenendo il suo carattere agreste e naturalistico. E insieme a lei si venerava anche Diana, la dea lunare che scandiva il tempo delle semine e dei raccolti. Entrambe erano manifestazioni della primitiva Dea Madre e i contadini credevano che Strenua e Diana, con tutte le sue ninfe, nelle notti seguenti il solstizio d’inverno, volassero sopra i campi per controllare e proteggere i semi che cominciavano a germogliare sotto la terra. Da qui nacque il tema del corteo selvaggio, o caccia selvaggia che aveva contemporaneamente la duplice caratteristica di essere un corteo di spiriti benevoli capeggiati dalla Diana luminosa che portava doni e benedizioni e un corteo oscuro formato da spiriti terrificanti, morti e distruttori, che avevano il compito di portare via il vecchio, il passato tempo che l’anno vecchio si portava via. Faceva paura, ma era necessario.

Con l’affermazione del Cristianesimo nei tempi che seguirono l’editto di Costantino, le antiche feste pagane furono sostituite da quelle cristiane. Il 6 gennaio venne istituita la festa cristiana della Epifania, ma la traccia delle precedenti feste pagane è rimasta, oltre che nelle strenne, nella Befana che, come Diana e Strenua, vola nella notte cavalcando una scopa che altro non è che il mazzo di rami tagliati dal bosco sacro di Strenua o sepolti sotto terra per propiziarsi  la neve.

Anche il culto di Diana prevedeva un mazzo di rami, precisamente di salice bianco, che veniva sepolto sotto la terra per propiziare la venuta della neve che era propizia per proteggere i semi sottoterra dalle temibili gelate. Da qui il vecchio detto “sotto la neve, pane”.

Benefiche erano le Dee protettrici del benessere degli umani e della Natura, benefica è la Befana dispensatrice di doni. Il nome Befana è una storpiatura del nome Epifania.

Anche il nome Strenua, già variabile da un pagus all’altro, andò a fondersi con la parola Strega, indicando non più una benefica dea ma una creatura demoniaca da perseguitare, poiché così l’aveva trasformata la Chiesa nel medioevo con l’intento di sradicare i riti pagani che ancora resistevano nelle campagne.

Forse per questo la Befana è vecchia e brutta o forse perché personifica la brulla natura invernale, la Dea Madre vegliarda, che pian piano tornerà a fiorire a primavera. O forse entrambi i motivi si sono compenetrati.

Del resto, Strenua e Diana erano due delle dee nelle quali si erano separati i molteplici aspetti dell’antica unica dea, poteremmo infatti parlare della dea Diana Strenua, dove “strenua” forse un tempo arcaico fu un attributo della dea Diana.

Il rito delle 12 notti di cui si parla spesso, in origine iniziava il 21 fino al primo dell’anno, con in più la preparazione alla vigilia del solstizio. In queste notti si facevano offerte agli dei, per gratitudine, in particolare a Giano/Fauno bifronte, si facevano considerazioni sull’anno che stava per finire e si formulavano nuovi propositi per il nuovo anno. Il solstizio celebrava la rinascita della luce a compimento dei giorni di festa che avevano movimentato il periodo precedente e cioè i Saturnalia, mentre il 23 dicembre era dedicato ai Larentalia celebrando l’antenata arcaica Acca Larentia, considerata anch’essa, come Mania, madre dei Lari; in questo giorno si onorava anche Diana e Giunone Regina. Probabilmente quest’ultima festività si unì ai Compitalia e divenne la festa delle Befana, unita alle celebrazione delle dea Strenua dette origine a questa figura. La sua importanza data anche dalla Chiesa rispondeva alle esigenze popolari che affondavano le loro origini in secoli di celebrazioni in onora della Dea Madre Vecchia, la Madre Natura che in questo periodo è ormai anziana, ma con la forza della madre antenata che sempre sostiene i suoi figli.  Infatti dopo l’avvento del cristianesimo la natività dal solstizio si è spostata al 25 e la Befana si è spostata al 6 gennaio, coincidendo con i Compitalia di Numa Pompilio.

Da tutto ciò emerge che la dea Strenua e la dea Mania (Leland ce la riporta come Mania della Notte) coincidono con Diana l’Antica, l’Anziana, Diana oscura.

Conclusioni

La Strega figlia di Diana nel mese di dicembre inizierà la prima settimana del mese con il cominciare a preparare le Strenne da consegnare alle persone amate e al cerchio rituale di cui fa parte, se ne ha uno; poi al plenilunio si dedicherà alla celebrazione della luce che sta per rinascere, se questo giorno sarà prima del solstizio, sarà un modo per anticiparlo, altrimenti si potrà onorare il giorno di Santa Lucia, il 13, che è stato una creazione della Chiesa per sostituire il solstizio, oppure per rimpiazzare la celebrazione delle Idi che avevano origine a loro volta dai rituali della luna piena. Oppure si potrebbe in alternativa celebrare l’Immacolata Concezione, l’8 dicembre, con la stessa funzione del giorno di Santa Lucia.

Poi si passa alla vigilia del solstizio, il 20, nella quale ci si prepara al sacro evento della rinascita luminosa, proseguendo con il rito delle 12 notti che si protrae fino al primo dell’anno, non dimenticando di onorare gli antenati familiari il 23 dicembre e la Dea Diana oscura, colei che tutto ci ha dato e che ancora in questo momento dell’anno non manca di elargire i suoi doni, il primo gennaio. Diana oscura è anche Mania, la dea a cui sono vicini i nostri antenati poiché come spiriti dei defunti risuonano con il Regno Oscuro. Il 2 gennaio all’alba salutiamo Diana Strenua Mania della Notte consumando i dolcetti che abbiamo mangiato in compagnia il 31 e che abbiamo offerto alla dea la notte del primo. Le celebrazioni si concludono, Diana l’Antica sulla sua scopa vola via e ci si incammina piano piano verso la parte luminosa dell’anno.


Riferimenti bibliografici

William Smith, A dictionary of greek and roman antiquities, London 1875

Attilio De Marchi, Il culto privato di Roma antica, I “, Milano 1896

Calendario Romano, Ed. Victrix, Forlì 2017.

P. Galiano, L’armonia dell’anno, Roma 2007.

C. Manciocco – L. Manciocco, L’incanto e l’arcano – Per una antropologia della Befana, Roma 2006.

C. Ginzburg, Storia notturna, Torino 1998.

 

La festa dei morti e le Streghe dianiche

donna e corvoAnticamente in Roma esisteva una cerimonia che si chiamava “Mundus patet” che significa “Il mondo è aperto”. Il “Mundus” era una fossa circolare posta al congiungimento degli assi di decumano e cardo, nel santuario di Cerere e consacrata agli dei Mani. La fossa rimaneva chiusa tutto l’anno e veniva aperta solo in tre date: il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre. Questa fossa era luogo di contatto tra il mondo dei vivi con quello dei morti e tale tradizione apparteneva alla cultura romana arcaica che a sua volta l’aveva ereditata da quella etrusca. L’apertura del “Mundus” dunque portava gli spiriti dei defunti a contatto con il mondo dei vivi e questa cerimonia aveva la funzione di ricevere dagli antenati forza, conoscenze e protezione.

Tuttavia i morti non venivano onorati in queste date, ma bensì in altri momenti dell’anno con feste che si chiamavano Parentalia celebrati a febbraio e Lemuria che si tenevano a maggio. In epoca cristiana però accadde che il giorno 13 maggio dell’anno 609, uno dei giorni dedicati ai defunti, Papa Bonifacio IV consacrò il Pantheon di Roma alla Beata Vergine e a tutti i martiri. Secondo gli storici questa consacrazione voleva soppiantare la festa romana dei Lemuria. Poi nell’VIII secolo la festa dei santi martiri è stata spostata al primo novembre. Nel 998 Odilo, abate di Cluny, aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre come festa dei morti in modo da eliminare definitivamente le celebrazioni pagane in onore dei defunti che persistevano ancora soprattutto nelle campagne.

Questa operazione calzava a pennello, anche perché nel periodo di ottobre/novembre si chiudeva la fase dell’anno dedicata al mondo manifesto per passare al non manifesto. Si celebrava la natura che andava morendo, perlomeno apparentemente, e sprofondando nel freddo e nel buio. La vita continuava ma in maniera occulta nei luoghi sotterranei di Madre Terra. Era semplice proporre la festa dei morti in un momento dell’anno in cui il popolo spontaneamente si ritirava dalle campagne, i lavori finivano e la gente si chiudeva in casa, dove viveva quotidianamente accanto all’altare dedicato al culto degli antenati. Per di più questo era il momento ideale per onorare i defunti e i santi martiri, dato che nella concezione etrusco romana le anime dei morti divenivano come divinità che ogni famiglia onorava con un culto, proprio in modo simile a quello che poi si è creato per i santi cristiani.

I Mani erano le anime dei defunti che risiedevano nell’oltretomba. Il significato più probabile del nome è riconducibile alla parola latina “Manes” che vuol dire “i buoni, gli illustri”, ma potrebbe anche derivare dalla parola etrusca “munth” che significa “contenitore di cose sacre”, oppure “mun” che vuol dire “luogo sotterraneo”.

Ciò che sappiamo è che il culto degli dèi Mani anticamente si ricollegava a quello arcaico della dea Mania, venerata come madre dei Mani e anche dei Lari, anch’essi spiriti benevoli degli antenati di origine etrusca. In origine i Mani, i Lari e i Lemuri erano anime dei parenti defunti, antenati arcaici che poi diventarono dèi legati all’oltretomba e alle divinità infernali.

C.G. Leland in “Etruscan Remains” nomina una divinità chiamata Mania della Notte e associata alle divinità presenti nelle leggende etrusche chiamate Mantua e Mantus, dèi dei regni sotterranei. Leland nomina anche Laronda, notoriamente la “dea muta”perché legata al mondo dei morti, così come era definita Acca Larentia, una figura semidivina di origine etrusca che allevò Romolo e Remo e che veniva onorata durante i Parentalia a febbraio.

Altre divinità legate al mondo dei defunti nominate da Leland sono Impusa della Notte e Laverna, alla quale nel “Vangelo di Aradia” dedica un intero capitolo; Laverna anticamente era dea degli inferi, potremmo associarla alla successiva Proserpina, oppure all’antica dea greca Ecate.

Conclusioni:

Dunque nel periodo di fine ottobre, la Calenda di ottobre, le Figlie di Diana non celebrano i morti come nella tradizione cristiana e nemmeno il Capodanno com’è consuetudine nella tradizione celtica, ma celebrano solamente il passaggio dal mondo manifesto dell’estate a quello non manifesto dell’inverno.

La Strega dianica invece onora i morti nel periodo che va dal 18 al 21 di febbraio, mentre a maggio un giorno tra il 7, il 9, l’11, il 13 e il 15 del mese dedica un rito alla memoria delle anime sofferenti dei defunti.

La fine dell’anno è invece il 31 dicembre e tutto il mese di dicembre è dedicato all’energia saturnina e al compimento di tutte le cose. Dicembre è il tempo della putrefazione e della negritudine più oscura.

Nel periodo attuale tra fine ottobre e inizio novembre la Strega figlia di Diana celebra la fine del periodo del Mondo manifesto, ringraziando Madre Natura per i raccolti fatti nei mesi passati da marzo ad ora, periodo della Realtà manifesta. Essa si purifica celebrando la discesa nel buio, sintonizzandosi con la fase calante della luna più vicina al momento. Può fare un rito durante la luna nera vicina e nel giorno 8 novembre, giorno in cui anticamente si apriva il “Mundus”. Tale parola si riferisce al significato della parola latina che ha dato origine al termine italiano “mondare”. Infatti, in origine aprire il “Mundus” aveva anche la funzione di purificare i vivi; il mondo della morte sfronda, taglia e di certo pulisce.

In questo tempo la Strega esprime gratitudine e lascia andare nella memoria e nella mente tutte quelle esperienze di espansione sperimentate durante il periodo della primavera e dell’estate. Si purifica anche nel corpo fisico con un’alimentazione più leggera e con bagni scrub che tolgono impurità e residui dell’abbronzatura estiva dalla pelle. La Strega si prepara al lungo e piacevole periodo invernale della contrazione, del ritiro, della danza sottile con il mondo sotterraneo degli spiriti, ma anche dei semi e delle radici che in questo momento dell’anno prendono forza.

A primavera la natura rinascerà e la Strega con lei. Ma la gestazione di questa rinascita affonda le proprie radici nel solstizio d’inverno e si svolgerà tra gennaio e febbraio.

Dedicherò nel corso della stagione invernale prossima ulteriori approfondimenti sui  rituali antichi e su come possiamo attualizzarli. Parlerò anche di altre divinità infere menzionate da Leland.


Riferimenti bibliografici:

Calendario Romano, Ed. Victrix, Forlì 2017.

D.M. Ausonius, Parentalia, a.c. di M. Lolli, Bruxelles 1997.

W. Burkert, Antichi culti misterici, Bari 1991.

P. Galiano, L’armonia dell’anno, Roma 2007.

G. Pozzoli, Dizionario di ogni mitologia e antichità, vol.7 s.v. Manes, Milano 1809.

 

 

 

La Strega e l’oscurità

43666922_531674057296568_3033301505835794432_nEntrare con la visione nell’oscurità per la Strega è una risorsa, un’opportunità di ricchezza, un momento alchemico di trasformazione. Le Streghe amano l’ombra, il mondo oscuro, perché è là che trovano i propri alleati. Ma per comprendere questo bisogna camminare sulle orme della Regina delle Streghe.

La Strega sa che guardarsi in profondità nello specchio oscuro dell’anima consente di vedere le proprie ombre, comprendere ciò che non funziona e che impedisce il naturale fluire della vita. Ci vuole coraggio, perché non sempre ciò che scorge le è piacevole, ma essa sa che quella “sé” che vede è una parte di lei che per qualche motivo non si è integrata nella crescita spontanea della sua personalità. Con amore accoglie quella parte di lei, mostruosa, scomoda, a volte patetica … ebbene sì, ma la Strega si ama con tutto quello che c’è. E magicamente, una volta accolta quell'”anima nera” si tramuta. Ci vuole tempo, ma la forza alleata che ne deriva presto si farà sentire.

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